• Bimbi vegetariani e vegani

    A fine mese devo tenere un corso a mamme interessate a uno svezzamento diverso. Vorrebbero valutare più tipi di approcci per poi scegliere di adottare un metodo o un altro.

    Ho preparato per loro un po’ di materiale, sbirciando soprattutto le slides di interessantissimi corsi di aggiornamento. Racconto qualcosina qui, cercando di essere chiara, concisa e il meno possibile noiosa! Proviamo!

    Inizio con l’accennare cose che riguardano il lattante e la “tetta”. La mammella, come anche la placenta, funziona come una “pompa contro gradiente”: le necessità del bambino hanno la priorità rispetto a quelle della mamma e molteplici studi affermano che, salvo casi importanti, anche mamme sottonutrite producono un “buon latte”. Se la dieta vegetariana della mamma è ben bilanciata (e anche integrata!), il suo latte ha le stesse caratteristiche del latte della mamma onnivora. Sarebbe anche raccomandabile l’uso di alimenti sicuri durante l’allattamento in mamme vegetariane visto che i vegetali sono più utilizzati in questa alimentazione e spesso possiamo trovare fitoestrogeni e aflatossine nel latte materno. I bambini di mamme vegane, se non allattati al seno, dovrebbero utilizzare latte di soia o di riso, ma non dobbiamo confondere le bevande a base di riso con le formule a base di riso.

    Sconsiglio fortemente la preparazione domestica!

    Bimbi vegetariani e vegani

    Tanti studi affermano che un’alimentazione latto-ovo-vegetariana in età pediatrica è perfettamente compatibile con un buono stato di salute e danno risultati buoni d’accrescimento per statura e peso.
    E per i vegani?
    L’alimentazione vegana ha come caratteristiche l’alto contenuto di fibre, presenza di carboidrati complessi, scarso apporto di aminoacidi come lisina, metionina, treonina e carenza di vitamina B12 e D, riboflavina, calcio, ferro, zinco. Questo tipo di alimentazione può condurre a una bassa statura e a un peso minore rispetto agli standard (ma questo non è poi così male).

    Sulla base soprattutto della più bassa assimilabilità delle proteine vegetali, gruppi di studiosi hanno suggerito che il fabbisogno proteico dei bambini vegani potrebbe essere aumentato in rapporto ai non-vegani:

    30-35% per i bambini fino all’età di 2 anni
    20-30% per i bambini di età 2 – 6 anni
    15-20% per i bambini sopra i 6 anni

    Schematizzando il più possibile, in infanzia, come in età adulta, dobbiamo rivolgere particolare attenzione per quanto riguarda la dieta vegetariana e/o vegana ad alcuni nutrienti:

    Proteine
    Ferro
    Calcio
    Vitamina D
    Vitamina B-12
    Vitamina A
    Omega3
    Iodio

    FERRO

    I cibi vegetali hanno solamente Fe non-eme; i fitati (sali dell’acido fitico che si trovano in cereali integrali, legumi e semi oleosi), thè, caffè, cacao, alcune spezie e le fibre inibiscono l’assorbimento. La vitamina C ed altri acidi organici presenti in frutta e verdura aumentano l’assorbimento.
    Le quantità raccomandate di Fe nei vegetariani sono 1.8 volte maggiori dei non-vegetariani, causa la bassa biodisponibilità. A lungo termine l’organismo si abitua e adatta alle basse assunzioni di ferro, e sviluppano sia una riduzione delle perdite e un aumento dell’assorbimento. Comunque è meglio evitare l’associazione con il calcio (latticini, acqua minerali), con tannini (caffè, cioccolato) e fitati (i legumi vanno tenuti in ammollo e sciacquati bene!!!!).

    CALCIO
    Il calcio è di fondamentale importanza nell’età pediatrica e lo troviamo in molti alimenti vegetali e cibi fortificati. Gli ossalati di spinaci, barbabietole e bietole riducono l’assorbimento del calcio anche se queste verdure di per sé ne contengano molto. Buone fonti di calcio per bimbi vegetariani e vegani sono legumi, nocciole, cavoli, cavolfiori, semi di sesamo, tofu, mandorle. Nei bimbi più grandi una fonte biodisponibile di calcio è l’acqua Sangemini ma non copriamo bene il quantitativo giornaliero. Anche la VITAMINA D è decisiva quindi consiglio sempre una esposizione ai raggi solari almeno 15 minuti al giorno sulle manine e il viso anche se è da considerare un’integrazione soprattutto in inverno e soprattutto nei bambini di colore.

    VITAMINA B12

    Nessun cibo di origine vegetale contiene quantità significative di vitamina B12 attiva.
    Le diete vegetariane sono solitamente ad alto contenuto di acido folico, che è in grado di mascherare i segni ematologici della carenza di B12. Perciò alcuni casi di carenza di vitamina B12 non vengono riconosciuti fino alla comparsa dei sintomi neurologici.
    Da considerarsi fondamentale l’integrazione con vitamina B12 per le donne vegetariane strette sia in gravidanza che in allattamento, e di conseguenza anche per i bambini allattati al seno.

    La vitamina B12 è fondamentale per:
    – la divisione e la rigenerazione cellulare (crescita, sostituzione di cellule morte o danneggiate ecc.),
    – per la produzione dei globuli rossi o emopoiesi (e se carente a lungo, provoca anemia),
    – per l’ integrità del sistema nervoso insieme con le altre vitamine B (preserva la guaina mielinica che protegge i neuroni, proteggendo così le funzionalità delle cellule del cervello),
    -per i depositi di folati
    -per la nutrizione (metabolismo di proteine, carboidrati e grassi),
    -per l’attività del ferro,
    -per la protezione da tossine e allergeni
    e per molte altre funzioni ancora.

    VITAMINA A
    Nonostante la vitamina A attiva sia presente solo nei cibi animali, il suo apporto non rappresenta un problema non solo per i latto-ovo-vegetariani o per i pesco-vegetariani, ma neppure per gli stessi vegani, che ottengono tutta quella loro necessaria dalla conversione dei carotenoidi della dieta, in particolare dal β-carotene.
    Anche nel bambino sottoposto a dieta vegana il fabbisogno di vit. A può essere soddisfatto con l’introduzione di 3 porzioni al giorno di verdure di colore giallo od arancio vivace (albicocca, melone, mango, cocomero).
    Da ricordare che la cottura aumenta l’assorbimento del beta-carotene, così come l’aggiunta di piccole quantità di grassi ai pasti.

    OMEGA 3
    In diete veg, gli omega-6 non mancano, mentre gli omega-3 scarseggiano decisamente.
    Ciò determina uno squilibrio metabolico che, dati gli stretti rapporti anche di feedback tra le due serie, finisce per inibire le forme fisiologicamente attive degli L-PUFA, EPA e DHA.
    I soggetti con aumentate richieste o quelli a rischio di carente conversione possono compensare assumendo fonti dirette di omega-3 a catena lunga, come le alghe ricche in DHA, oppure i semi oleosi (noci, nocciole, mandorle) o l’olio di borragine, tutti ricchi di α-LA.

    IODIO
    Soprattutto in aree geografiche dal suolo povero di iodio, le fonti principali per i vegetariani sono rappresentate dal sale iodato, pane (stabilizzatori dell’impasto contenenti iodio) e dalle alghe.

    Tanti ragazzi scelgono la via vegetariana o vegana, spinti da svariati motivi o forse educati così in famiglia. Io consiglio di non scoraggiare certe scelte perché i ragazzi potrebbero aver sviluppato una forte consapevolezza riguardo l’organizzazione della loro vita alimentare. E’ vero che certe decisioni potrebbero nascondere un disagio o un comportamento alimentare disturbato ma non sottovalutiamo né banalizziamo le loro idee anche perché scelte di questo genere spesso migliorano la qualità della vita prevenendo patologie, visto che chi segue questo stile di vita consuma meno junk food. Le diete vegetariane hanno effetti positivi per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, il cancro e l’obesità. Inoltre, i bimbi vegetariani sono di solito più magri e presentano valori di colesterolo più bassi.

    L’American Dietetic Association nel 2009 affermò: “che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti”

    Passiamo a nozioni pratiche e veloci per le mamme che vogliono intraprendere un percorso di svezzamento vegetariano per i loro piccoli. Anche lo svezzamento vegetariano e vegano inizia a 6 mesi e tofu, legumi secchi ed analoghi della carne sono introdotti come fonti proteiche intorno ai 7-8 mesi d’età.

    Consigli per svezzamento vegetariano

    – Assicurare l’assunzione di 400 ml di LM o di formula come fonte proteica.

    – Legumi e/o tofu a sette mesi

    – Supplemento di Fe negli allattati al seno da 6 mesi in poi

    – Aumentare la densità energetica degli alimenti con olio extravergine di oliva

    – Verificare la capacità dei genitori nelle preparazioni alimentari

    CONSIGLI per l’inserimento alimenti nel bambino vegetariano :

    6 mesi:

    miglio, crema di mais, crema di riso, mela e pera frullata e succo, carota, patate, zucca/zucchine, olio extravergine e girasole.

    7 mesi:

    crema grano saraceno, arancia, mandarino, banana, lattuga, lenticchie decorticate, tofu, formaggi freschi, ricotta caprina e vaccina, yogurt naturale magro

    8 mesi:

    avena crema, pastina di frumento e semolino, crema d’orzo, crema di segale, ceci, piselli, erbette, porri

    9-10 mesi: tuorlo d’uovo (intero dopo l’anno)

    Dai 12 ai 24 mesi:

    COLAZIONE: latte materno o vegetale (riso). Cereali: pane, gallette di cereali soffiati(riso, farro, orzo), fette biscottate, creme.

    PRANZO: cereali (biologici e raffinati o semintegrali), pasta, pastina, riso, orzo, mais, couscous, miglio (40-60 gr). Legumi: lenticchie, piselli, azuki, ceci, fagioli (15 gr)

    Verdura: cotta, di stagione (1-2 cucchiai)

    Olio extravergine: un cucchiaio

    semi di sesamo tostati: un cucchiaino

    MERENDA: yogurt vegetale con frutta o budino di latte e mandorle, gallette di cereali

    CENA: cereali, come a pranzo. Legumi (10-15 gr), verdure, olio, semi come a pranzo

    papfri

    Consigli bambini vegetariani (1-6 anni)

    Assicurare un’adeguata assunzione di calcio con alimenti e/o supplementi

    Verificare che la densità calorica dei pasti sia adeguata

    Limitare gli alimenti crudi non trattati (per minore digeribilità rispetto agli alimenti cotti e maggiore difficoltà masticatorie)

    Ricordare fortemente di macinare la frutta secca oleosa per il rischio di soffocamento

    Assicurare fonti di vitamina B12 e calcio

    E’ un articolo lungo e forse non desterà interesse a tutti, però so che qualcuno lo apprezzerà… se siete arrivati fin qui, grazie per la pazienza!!!!!

    Claudia

    fonte : www.corrinforma.com

  • IL DADO FATTO IN CASA

    INGREDIENTI:

    200 gr di sedano

    3 carote

    1 cipolla grossa rossa

    1 zucchina

    110 gr di prezzemolo

    20 foglie di basilico

    2 rametti di rosmarino

    15 foglie di salvia

    150 gr di sale integrale

    1 spicchio d’aglio

    olio extra vergine di oliva q.b.

    Tagliamo le verdure e le mettiamo in pentola (molti consigliano quella di coccio) senza acqua, coperte di sale e poi chiuse col coperchio. Dopo un’ora e mezza aprire il coperchio: si sarà formata anche l’acqua, lasciamola evaporare poi frulliamo il tutto e riempiamo gli stampini del ghiaccio. Così avremo i nostri dadi già belli e pronti e quando si è freddato, mettiamo in congelatore!

     

    Vedi articolo “il dado è tratto”

    Claudia

    fonte: www.corrinforma.com

  • IL DRENAGGIO LINFATICO

    ” Sentire i fluidi che si muovono sotto le mani: semplicemente esaltante! Per i fissati come me nel percepire i movimenti tramite la sensibilità manuale, le tecniche di drenaggio rappresentano forse l’approccio più “semplice” per entrare in contatto con i fluidi corporei. Provo a spiegare il mio approccio in questo “sentire” manuale diverso rispetto ad altre tecniche osteopatiche. E’ all’ordine del giorno parlare con persone che hanno a che fare con ritenzione idrica, gonfiore, circolazione “difettosa”. Spesso pazienti e amiche mi chiedono consigli per diminuire la sensazione di pesantezza e così balza sempre alla mente il drenaggio linfatico! Ma che cos’è in realtà il linfodrenaggio? Cosa si va a stimolare applicando queste tecniche? Ha effetti terapeutici significativi? Aiuta a “sgonfiarsi”? Prima di rispondere a queste domande provo a spiegare in maniera semplice e, spero, comprensibile cosa di anatomico e fisiologico c’è alla base del drenaggio linfatico. Innanzitutto prendo in considerazione l’apparato circolatorio linfatico: questo sistema accompagna quello arterioso e venoso e, se vi capita di guardare un’immagine di anatomia, accanto ad un’arteria ed una vena, troverete un vaso linfatico spesso colorato dai disegnatori in bianco o giallo. I vasi linfatici hanno origine in periferia, incontrano linfonodi trasportando linfa, poi si dirigono verso i tronchi principali (ad es.il dotto toracico). Fanno parte del sistema linfatico anche organi linfonodi (come la milza, le tonsille, le adenoidi, il timo). Il sistema linfatico provvede al drenaggio del liquido interstiziale, zona clou per lo scambio cellulare a carico di tessuti ed organi (la linfa, tra l’altro, contiene lipidi, zuccheri, proteine e molto altro), quindi di fondamentale importanza mantenerlo “in salute”. Se fatto bene il drenaggio linfatico aiuta l’organismo negli scambi cellulari, poiché questo sistema è implicato in molti processi tra cui quelli infiammatori e quindi di difesa immunitaria. Quindi le tecniche di drenaggio linfatico, precedute da un’anamnesi adeguata sono utili per “sgonfiarsi” (quindi dal punto di vista estetico), ma questo perché alla base si vanno a “ristabilire” funzionamenti difettosi di tessuti ed organi. Generalmente le tecniche di linfodrenaggio prevedono una stimolazione del sistema dalla periferia verso le regioni linfonoidali anatomicamente più sviluppate in modo da promuovere il flusso linfatico. Risulta ancora più efficace però quando si riesce a captare ciò che causa il ristagno di liquidi. Mi riferisco ad esempio a tensioni muscolari o lievi stati infiammatori di qualche organo che limitano il drenaggio naturale. Agire anche alla base del “ristagno” potenzierebbe gli effetti del linfodrenaggio e oltre a dire addio al gonfiore promuoverebbe processi terapeutici naturali (come l’eliminazione di tossine e sostanze di rifiuto). Infine, ricordando che lo scorrimento ottimale della linfa è aiutato dall’azione dei muscoli, è sempre consigliata attività fisica e tante belle risate (che stimolano addominali e buonumore)! ”

    Ianira.

  • Aspetti della dieta vegetariana

    Andando avanti negli anni aumentano l’informazione e la consapevolezza nei confronti di ciò che mangiamo e, di conseguenza, decidiamo di adottare un’alimentazione piuttosto che un’altra spinti dalla coscienza e dal senso critico. Arrivano pazienti con domande sempre più pertinenti e con idee chiare sulla linea che vogliono seguire. Di solito sono atleti che hanno bisogno di un aiuto su come bilanciare la dieta e come suddividere i pasti a seconda dell’allenamento o della performance. I vegetariani e i vegani sono in crescita e si avvicinano a queste abitudini sia per idee personali sull’equilibrio psico-fisico (quindi oltre alla dieta, hanno uno stile di vita legato anche ad alcune religioni e attività) sia per il rispetto per gli animali e l’ambiente. Le diete vegetariane possono essere: permissive (latto-ovo vegetariane o solo latto o solo ovo), restrittive (vegane o vegetaliane) e diete ulteriormente restrittive (granivori e fruttariani). In linea di massima, di solito, il vegetariano distribuisce, durante la giornata, 4-5 pasti: a colazione consuma yogurt o latte con frutta, cereali o pane; a pranzo e a cena sceglie tra cereali, legumi, verdure cotte e crude formaggio o uova. Solitamente durante gli spuntini vengono consumate frutta fresca e/o secca. Nella dieta vegana sono presenti alimenti esclusivamente di origine vegetale quindi legumi, cereali, semi, frutta (fresca e secca) ed alghe. I vantaggi di diete di questo tipo sono il basso livello di grassi saturi e colesterolo e il poco carico renale ed epatico. E’ da sottolineare che una dieta vegetariana equilibrata e bilanciata offre benefici significativi per quanto riguarda la prevenzione e il trattamento di disturbi cardiovascolari, diabete, ipertensione, osteoporosi. Inoltre, è una dieta che, con i giusti accorgimenti, può essere protratta per tutta la vita e resa possibile ad adolescenti, bambini, donne in gravidanza/allattamento e ad atleti anche a livello agonistico. Nell’alimentazione vegetariana riscontriamo ottimi contenuti di fibre alimentari, magnesio, boro, acido folico, sostanze antiossidanti come vitamina C ed E, carotenoidi e fitocomposti.

    vegpyramid

    La VegPyramid è così strutturata:

    – 7 porzioni di cereali al giorno (preferibilmente integrali)

    – 5 porzioni di legumi, frutta secca e cibi con proteine. Tutti i giorni deve essere consumata frutta secca. (1 porzione di cereali o legumi = 30 gr secchi)

    – 4 porzioni di verdure (aumentare il consumo di quella verde-scuro e giallo-arancio) 1 porzione di verdura = 100 gr

    – 2 porzioni di frutta fresca intera (1 porzione = 150 gr)

    – i grassi devono essere consumati con estrema moderazione (olio di oliva)

    Cos’è che manca nella dieta vegetariana? Quali sono i nutrienti critici? Domanda intelligente. Innanzitutto c’è carenza di FERRO (rispetto alla dieta onnivora); per quanto riguarda la dieta vegetariana, il ferro è reperibile nelle cime di rapa, insalate, radicchi verdi, fagioli, lenticchie, pane integrale, piselli e frutta disidratata (albicocche, prugne, uva sultanina). Il CALCIO e la VITAMINA D (necessario per la costruzione dello scheletro e denti) sono altri due nutrienti critici. Il calcio si trova nella soia (“latte” di soia e tofu), succo d’arancia fortificato e cime di rapa, oltre al latte e derivati per chi non segue una dieta restrittiva. La vitamina D viene sintetizzata durante la nostra esposizione al sole (quasi tutti lavoriamo al chiuso e la nostra esposizione al sole è veramente scarsa) ma non è ben presente nelle diete, anche se ormai ovunque riusciamo a reperire alimenti fortificati. Comunque consiglio l’integrazione di vitamina D sempre e comunque per tutti. Lo ZINCO è necessario per la giusta attività del sistema immunitario e nella dieta vegetariana lo troviamo nei legumi, tofu, noci, miso, cereali integrali e semi di zucca (oltre al latte per chi non segue la dieta in senso stretto). E’ logico che lo zinco, contenuto negli alimenti appena indicati, è in quantità minori rispetto allo zinco che è presente negli alimenti di origine animale. Per quanto riguarda la quota di acidi grassi polinsaturi, di solito è maggiore rispetto a quella dei saturi. In natura, troviamo in gran quantità gli omega-6 mentre dobbiamo incentrarci sugli omega-3, che scarseggiano nella dieta vegetariana in quanto non vengono consumate fonti dirette di DHA e EPA. Due porzioni di cibi ricchi di omega-3 consentono di mantenere il giusto rapporto tra omega-6 e omega-3. Il consumo di alghe (kombu, wakame, nori) può avere come scopo l’assunzione di omega-3 se utilizzate crude per non denaturare gli acidi grassi. Arriviamo al clou: la VITAMINA B12. Nella dieta vegetariana è essenziale integrarla (deve essere assicurato un assorbimento quotidiano di 1.5 mcg al giorno) a meno che non vengono consumati cibi addizionati di vitamina B12 come i cereali per la colazione.

    Quindi, concludendo, una dieta vegetariana o vegana, se ben bilanciata, non ha carenze dal punto di vista di micronutrienti. E’ da considerare spesso un’integrazione di vitamina B-12, zinco, vitamina D e calcio e, in atleti, anche di creatina. Inoltre, la dieta vegetariana, offrendo livelli ottimali di vitamina C, vitamina E e betacarotene aiutano a ridurre lo stress ossidativo.

    Claudia

    – Materiale ispirato e tratto dal Sa.N.I.S. e lavori di vario tipo come “Fueling the Vegetarian (Vegan) Athlete” di Joel Fuhman e Deana M. Ferreri e “Vegetarian diets: nutritional considerations for athletes” di Venderley AM, Campbell WW-

     

    fonte : www.corrinforma.com 

  • Frida e il magico mondo dell’osteopatia

    Il lavoro a volte regala degli incontri speciali…
    Un giorno come tanti mi trovavo a trattare una paziente, una ragazza con una classica lombalgia. Durante la valutazione osteopatica noto qualcosa di “strano” nella regione del bacino. Ho la percezione della presenza di un processo infiammatorio ed associo quello che sento ad un calcolo vescicale.

    Lì per lì non trovando riscontro con la ragazza (nessun sintomo specifico associabile), penso di aver fatto una super mega gaffe!
    Faccio finta di niente e concludo il mio trattamento nella zona sacro-utero-vescicale.Una settimana dopo… “Non era un calcolo. Sono incinta” E sono stati sorrisi di gioia.

    Quel giorno ho “incontrato” Frida per la prima volta, certo, con un piccolo errore di valutazione! Forse Claudia era incinta da appena un mese e già si sentiva la vitalità di quell’ “agglomerato di cellule che si stavano differenziando”!

    Un’esperienza unica.

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    [su_spacer size=”9″]Guardo Fridina e prima ancora la mamma con profonda gratitudine. Ho seguito Claudia durante tutta la gravidanza, praticamente dalla fase embrionale al parto, compreso il travaglio.
    Vi domanderete: “a che serve andare dall’osteopata quando si è in dolce attesa? ”
    Be’, partiamo dal presupposto che durante i 9 mesi la gestante è soggetta ad una miriade di cambiamenti, ormonali, strutturali, umorali.
    E tutti questi fattori creano necessariamente una modificazione del corpo. L’osteopatia non fa altro che promuovere la capacità dell’organismo di adattarsi ai cambiamenti. Spesso infatti compare mal di schiena, stipsi, pubalgia ed altro ancora. I sintomi sono soggettivi, ogni donna è un mondo a se.
    Utile è il trattamento osteopatico anche quando il nascituro non si presenta in posizione cefalica. I bambini podalici infatti ( che “intenderebbero “ nascere con i piedini o il sedere, come Frida ad esempio) possono essere più liberi di “girarsi” con l’aiuto della manipolazione osteopatica.

    Questo favorisce una maggior probabilità di poter partorire naturalmente quando magari si è indirizzati al parto cesareo.
    Frida forse era arrabbiata o forse era troppo tranquilla nel grembo della mamma. Alla fine “ si è lasciata trattare” e ha deciso di andarci di testa… verso il nuovo mondo!!
    Così abbiamo continuato con un bel trattamento preparatorio al parto per favorire la mobilità dell’osso sacro e di tutto il bacino.
    Ammetto che tra noi tre è nato un legame fortissimo, uno scambio continuo di bella energia e quindi… Claudia mi ha chiesto di stare con lei durante il travaglio.
    E quella la ricordo come una delle esperienze più toccanti della mia vita. Una donna sofferente, distrutta, forse un po’ impaurita ma c’era un’atmosfera unica che dietro i lamenti dati dal dolore manifesta solo il miracolo…il miracolo della creazione e della nascita in questa vita.
    Concludo il mio breve racconto con una frase che una delle persone più sagge che conosco, mia madre, mi disse qualche anno fa, quando ancora non ero in grado di captare le sue parole cariche di significato. Lo faccio augurando anche a chi sta leggendo di prendere tra le righe questo messaggio come una cosa cara da portare dentro. “Il tuo primo incontro sono stata io, ma prima avevo incontrato tuo padre. Che la tua vita sia piena di incontri e che ognuno di essi possa darti qualcosa, soprattutto quello che tu vuoi .
    Il mio incontro con la “paziente Claudia” mi ha dato addirittura più di ciò che “volevo”, quello che desideravo… Siamo infatti diventate oltre che grandi amiche, collaboratrici di lavoro. Teniamo corsi a gestanti dove si parla di alimentazione in gravidanza e del mio lavoro. Ogni volta l’entusiasmo ci porta a nuove scoperte e interessanti progetti. Un semplice grazie per l’intesa lavorativa che abbiamo non basta. Allora dico: grazie all’osteopatia, grazie alla nutrizione, grazie ai “malati” e ai “guariti”e soprattutto grazie alle persone che la vita “casualmente” ci pone davanti.

    Ianira.